Ad un anno dal Pride Nazionale di Napoli nulla è cambiato e dunque non cambiano le nostre rivendicazioni.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. — Costituzione Italiana, art. 2
Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. — Corte costituzionale - Sentenza 138/10, par. 8 del Considerato in diritto
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Diritti civili
Il Parlamento italiano deve calendarizzare le varie proposte di legge sul tema delle unioni di fatto, come peraltro viene indicato in modo chiaro e preciso, dai giudici della Corte Costituzionale. Consideriamo il livello della discussione del tutto assente. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche e gay, comunque escluse dall'accesso al matrimonio o ad istituti equipollenti, per un'ingiusta discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.
[...] nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza. — Corte costituzionale - Sentenza 138/10, par. 8 del Considerato in diritto
In tema di diritti civili il movimento LGBT italiano, chiede:
- che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali;
- chiediamo una legge che estenda il matrimonio civile anche alle coppie dello stesso sesso o crei un istituto equivalente con tutti gli stessi diritti;
- la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili, nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in molti paesi europei;
- una legge che regoli la responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell'interesse delle migliaia di figli e figlie di lesbiche, gay e transessuali presenti nel paese;
- una legge che garantisca l'adozione di minori anche da parte dei singoli;
- l'applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, anche alle persone che compiono la transizione da un sesso all'altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996
- il recepimento della direttiva europea 38 del 2000 sulla libertà di movimento dei cittadini europei in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;
- garanzie per il diritto alla salute delle persone lgbt che pongano fine alle discriminazioni in ambito sanitario, riattivando le campagne ministeriali d'informazione sulla prevenzione, garantendo i diritti delle persone sieropositive;
- la modifica della legge 40 per consentire l'accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne e alle coppie dello stesso sesso;
- chiediamo la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell' intersessualismo;
- l'aggiornamento della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso o l'introduzione di nuove norme, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l'obbligo di interventi chirurgici.
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Lotta alle discriminazioni
La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto di assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender siano protette da violenze e dichiarazioni di odio omo/transfobico. La sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone che transitano da un sesso all'altro l'applicazione della Direttiva Europea 76/207 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne e le leggi nazionali ad essa ispirata. In Italia per le persone lgbt continuano a subire le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società senza potersi avvalere di alcun strumento giuridico specifico che li tuteli.
In tema di lotta alle discriminazioni, il movimento LGBT italiano chiede:
- una legge contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l'effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender e recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207 del 1976 e 78 del 2000
- la salvaguardia della laicità dello Stato;
- l'estensione della legge Mancino all'orientamento sessuale e all'identità di genere;
- che vengano pianificate azioni positive contro il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche;
- che l'Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, e che dia il massimo sostegno alla proposta di legge depositata dall'ONU per l'abolizione della pena di morte, per la depenalizzazione del reato di omosessualità e transessualità presente nelle legislazione di decine di Paesi;
- la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 "Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro", anche per eliminare le nuove discriminazioni introdotte, come quelle contro gay e lesbiche in divisa;
- una migliore applicazione della direttiva europea 85 del 2005 riguardo allo status di rifugiato anche per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender perseguitati, non solo dallo Stato, nei loro paesi;
- la difesa del principio di autodeterminazione;
- norme che diano accesso al SSN per tutte le cure necessarie alla transizione di genere;
- una legge che impedisca le assegnazioni di sesso arbitrarie, eseguite a partire dai primi mesi di vita, sulle persone nate intersessuate;
- una legge che preveda il risarcimento delle persone transessuali che fino al 1982 sono state sottoposte a regime carcerario per la loro diversa identità di genere e l'abrogazione dell'Articolo 85 del Decreto 773 del 1931;
- l'estensione delle norme che tutelano le lavoratrici e i lavoratori dalla discriminazione per orientamento sessuale a tutti i contratti di lavoro;
- il sostegno alla proposta di una nuova direttiva europea contro le discriminazioni in tutti i settori della fornitura di beni e servizi (salute, istruzione, formazione, alloggio, ecc.);
- il ritiro del Pacchetto Sicurezza che, introducendo il reato di clandestinità, non consente la denuncia dello sfruttamento da parte delle vittime; ancora più rilevante per le persone trans che, nel caso in cui denuncino tale sfruttamento, sarebbero rinchiuse nei CIE, dove non viene rispettata la loro identità di genere.
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Il manifesto degli intellettuali
Sgombriamo subito il campo da possibili fraintendimenti: sostenere e portare avanti le istanze di liberazione della comunità LGBTQI e rivendicarne il diritto alla felicità ed il diritto a fruire di uguali diritti, non significa intraprendere un percorso finalizzato a favorire solo ed esclusivamente una parte della società civile ma significa esprimersi in maniera chiara ed inequivocabile in materia di laicità e di autodeterminazione, presupposti irrinunciabili per un modo di intendere la politica che voglia essere davvero nuovo e partecipato, un modo di intendere la politica che apra davvero spazi vivi e stimolanti al confronto delle differenze ed alla loro conseguente osmosi.
La lotta a tutte le discriminazioni, da sempre fondate sulla seriazione binaria delle diverse condizioni umane - bianco/nero; ricco/povero; oppresso/oppressore - passa necessariamente dalla rimozione della seriazione binaria dell'essere biologico – maschio/femmina - come attributo imprescindibile di un immaginario eteropatriarcale e violento che condanna tanti individui, ancora oggi, ad un'eterosessualità coatta ed obbligatoria: in questa prospettiva, contro qualsiasi forma di vessazione omofobica, che abbia le sue origini all'interno del corpo sociale, nell'ambiente di lavoro o nell'intimità del nucleo familiare, si chiede, a chi detiene il governo della comunità, di ricordare il ruolo fondamentale che ricoprono la cultura e l'arte come leve e strumenti in grado di accelerare virtuosamente il processo di cambiamento ed evoluzione dell'intera società.
La cultura, allorché esprime valori quali il rispetto della differenza e la parificazione dei diritti delle coppie di fatto, non può e non deve essere intesa come la cultura di una parte della società che, con il suo modo di intendere la vita, si oppone ad un'altra parte della società, bensì come la cultura di una società nuova, che non vuole restare fanalino di coda negli epocali processi di trasformazione che stanno investendo tutta l'Europa e il mondo che definiamo Occidentale: la cultura è sempre patrimonio di tutti perché, nel momento stesso in cui cresce, si rinnova ed evolve, crea nuove soluzioni e offre nuove risposte agli individui, consente alla mentalità dei popoli e agli istituti giuridici di trasformarsi ed adeguarsi alle nuove esigenze creando negli esseri umani, e tanto più nelle minoranze, il benessere che nasce dalla speranza di potersi realizzare come tali, cioè come esseri umani orgogliosi di quello che sono, fieri del proprio mondo affettivo, felici di poter vivere la propria vita alla luce del sole, del proprio sole, senza se e senza ma.
Firmatari di questo manifesto sono (elenco in aggiornamento):
- Claudio Finelli intellettuale – critico teatrale
- Roberto Azzurro attore e regista
- Giuseppe Bucci regista
- Gianmarco Cesario giornalista
- Antonella Cilento scrittrice e critico letterario
- Iole Cilento scenografa e pittrice
- Luciano Correale grafico
- Gaetano Cutri giornalista
- Giovanni Del Monte attore
- Angela Di Maso giornalista e regista
- Antonio Mocciola scrittore e giornalista
- Diego Nuzzo architetto
- Marco Palasciano poeta
- Giovanni Piscitelli attore e regista
- Rebecca Salmoni mimo ed attrice
- Eugenio Zito psicologo e specialista Studi di Genere
- Fortunato Calvino regista – drammaturgo
- Myriam Lattanzio cantautrice






